Ecco un’ altra mia vecchia recensione.

L’originale si trova qui

Buona lettura!

Progetto pilota* della mitica label Goody Music, diretta dal compianto producer Jacques Petrus e dal grande Mauro Malavasi (in seguito produttore di gruppi Italiani come Bennato e la Nannini).

“The Glow of Love” è il loro disco d’esordio. Prodotto nel 1980 dal duo Petrus & Malavasi. esso raggiunse rapidamente le più alte posizioni della classifica R&B di Billboard, proiettando il gruppo verso le più alte vette della discografia internazionale. “The Glow of Love” è inoltre, uno dei momenti migliori del genere negli 80s. Dopo la morte (solo sulla carta) della discomusic, e la crisi del Funk, sembrava che il mondo si fosse improvvisamente stufato di sentire questo genere di musica, grazie all’avvento di fenomeni come il Punk. Petrus quindi cercò da subito di prendere le distanze dal mondo delle discoteche, ricercando un suono che tentasse di mediare il groove ipnotico della disco, a quello del pop più sofisticato, in modo da accontentare così, una larga fascia di pubblico.
I Change dovevano in pratica fare da “ponte” tra i due mondi.
Per dare fondo alle sue idee, Petrus si circondò di ottimi turnisti di fama mondiale; come Luther Vandross, producer come Jimmy J Am e Terry Lewis, di grandi musicisti come Paolo Gianolio, Davide Romani e fonici esperti come Michael Brauer; pronti da subito ad imprimere il loro grande stile al servizio della band.

L’album si apre con la stupenda “A lover’s holiday”, che include una strabiliante performance vocale di Vandross, sostenuta da un efficace coro in stile gospel; la parte ritmica del pezzo invece, ricorda immediatamente gli Chic di Neil Rodgers, anche se, come vedremo negli album seguenti, Davide Romani; il bassista, riuscirà a tirar fuori un suo personale timbro, che caratterizzerà il suono della band e non solo. “It’s a girl’s affair” invece, porta con sé reminiscenze di certa Eurodisco di fine Settanta, dato che il progetto stava nel mezzo delle due decadi. Si continua poi con “Angel in my pocket”, un estasi groovistica con ipnotico giro di basso funk, suonato sempre da Romani, e sostenuto da efficaci accordi di piano e violino.“The Glow of Love” è un altro grande classico dell’r&b; campionato da centinaia di producers negli anni novanta (R. Kelly ne ha tratto una hit, presente nel disco “R”), oltre ad aver avuto una grande influenza nei nuovi gruppi musicali di area black. Sia questo che il pezzo seguente (“Searchin'”), sono ancora una volta impreziositi dall’ottimo contributo vocale del compianto Luther Vandross, al tempo proiettato verso una carriera musicale in grande ascesa. In chiusura di album troviamo “The end”. La song è una sorta di jam strumentale che gioca molto con degli arpeggi di synth à la Giorgio Moroder, contribuendo ad arrichire di un flavour epico tutto l’album. Come chiusura non è affatto male, anche se alla lunga è l’unica song che sente un po’ il peso del tempo.

Petrus successivamente darà alle stampe altri cinque dischi dei Change. Da segnalare sicuramente i primi due (“Miracles” e “Sharing your love” prodotti nel periodo 1982-83), contribuendo ad espandere ulteriormente il percorso artistico della band, che virerà sempre più verso un sofisticato pop-soul, con alterni risultati nel corso degli anni.

Il più grande merito dei Change, e della Goody Music tutta, fu quello di portare la musica dance made in Italy alla ribalta internazionale. Purtroppo l’assassinio in Guadalupe del producer Jacuqes “Fred” Petrus ha posto fine, nel 1986, alla mitica label; oggi risorta dalle ceneri grazie alla ristampa internazionale di tutti i suoi dischi da parte di etichette di aficionados del suono soul-funk sparsi in ogni angolo del globo.

* prima dell’ akbum dei Change, la label aveva prodotto dei dischi molto influenzati dall’ eurodisco, ed é solamente con l’ esordio dei Change che comincia a delinearsi lo stile caratteristico della label

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